| INTERVISTA A GINO RIVIECCIO |
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22 Settembre 2011
Ieri, oggi e domani mi fa pensare al famoso film di De Sica con la Loren e Mastroianni (uno dei miei preferiti per altro). Con una battuta potrei dire che ieri ero un uomo molto più giovane, con molti più capelli, qualche pensiero in meno, qualche responsabilità in meno… Oggi affronto la vita e il quotidiano, com’è giusto, con rispetto, con le preoccupazioni, anche con le ansie che in questo momento abbiamo tutti pensando al futuro, in particolar modo a quello dei nostri figli. Il domani è incerto, perché ho la sensazione che la vita sia diventata più difficile per tutti, non solo dal punto di vista economico, ma piuttosto dal punto di vista morale. Non si riescono più a fare le cose con la stessa semplicità di prima e questo vale per tutti, per qualunque tipo di lavoro. Qual è quindi il tuo giudizio su Napoli Se fossi un insegnante, sarebbe “Non si applica, potrebbe fare di più, è svogliato, utilizza solo il 50% delle proprie risorse”. Per di più Napoli sta facendo scappare i migliori cervelli. Stiamo perdendo i figli migliori, che vanno via, emigrano. Come diceva Longanesi, “La patria è dov’è il lavoro” e quindi Roma,Verona, Londra, New York diventano la patria, mentre questa città dovrebbe essere la nostra patria. Perdendo i migliori cervelli ci indeboliamo, ci impoveriamo, e il futuro dei nostri figli da questo punto di vista può essere ancora più preoccupante. Per di più chi se ne va difficilmente ritorna. Questo è un altro passaggio che affronto. Ho la sensazione che in questo periodo, in questa fase così “medievale”, ci siano sempre più napoletani d’alto mare e meno “napoletani di scoglio”, cioè attaccati allo scoglio come una patella, come una cozza… Come Gino Rivieccio… Ecco, io sono stato napoletano di scoglio, ma negli ultimi tempi sono a metà strada, nel senso che oggi, sarà per l’età, sarà per la stanchezza, girando mi rendo conto di quanto ci costa questo mare, quanto ci costano questo sole, questo golfo, questo clima, quanto ci costa la canzone napoletana. Il prezzo è troppo alto, per cui molti iniziano ad essere più napoletani d’alto mare, sentono meno la mancanza della città. E di solito quelli che diventano napoletani d’alto mare non hanno nessuna nostalgia. Questo fa molto pensare. Vuol dire che probabilmente viviamo una fase in cui i difetti cominciano a essere superiori ai pregi: sta diventando troppo alto il prezzo per vivere vicino al mare, per andare a fare il bagno a novembre, per vedere il Napoli che vince la domenica, per avere qui i sentimenti, la famiglia… Per cui si preferisce stare nella pioggia e nella nebbia, ma vivere tranquillamente, in una città pulita, essere rispettati e guadagnare meglio. Quindi questo è il dato della città. Lo dico da padre, perché io posso cambiare vita, ma non cambia il risultato della mia carriera; mentre per i figli spesso la situazione è allarmante e molti ragazzi, appena laureati, vanno via. Quindi hai una visione abbastanza pessimistica sull’evoluzione della città o intravedi qualche via d’uscita Intravedo sicuramente una svolta nel comune con De Magistris; mi auguro che alle parole seguano i fatti. Il segnale che la città ha voluto dare è stato significativo: una vittoria inaspettata, costruita grazie a Internet, che però indica che una parte della città vuole cambiare rispetto al passato e ha fiducia nel futuro. Ed è stato anche un bel segnale al Paese: una città che è assediata dall'immondizia e dall’illegalità, che esprime nel suo ceto politico tanti rappresentanti con problemi con la giustizia, poi sceglie come sindaco un ex-magistrato. Poi bisognerà vedere, perché Napoli ci ha abituato a incoronare dei re, dei sindaci, vedi Lauro, vedi Bassolino, per poi detronizzarli, e non vorrei che si rivelasse anche questa una delusione. Mi auguro invece che ci siano tutti gli elementi per dare una svolta, perché Napoli non può aspettare più. Abbiamo già chi ci ha illuso da Roma e credo che il tempo dei maghi, di chi dice panzane, sia finito. Confido nei Napoletani che vogliono bene a questa città, che hanno una dignità, che hanno una voce, che non sono rauchi, che hanno un garbo e una propria cultura. I Napoletani e non i Napolesi, perché ho la sensazione, come dico nel libro, che in questo regresso, in questo caos, ci sia anche chi ci guadagni, chi ci sguazzi: i Napolesi. Tu che hai vissuto lungamente il teatro napoletano, avrai forse notato delle differenze: come si è evoluta la tradizione teatrale napoletana In peggio e in meglio. Come il sesso degli angeli, a seconda del punto di vista. Parlando dell'ultima o della penultima generazione, ci sono elementi di spicco come Toni Servillo e Salemme, sia pure su versanti diversi, come Buccirosso, per non parlare di quelli che fanno parte ormai della “nazionale", come Mariano Rigillo, Peppe Barra e altri ancora. Poi ci sono dei nomi che invece lo hanno peggiorato, perché è cambiato un po’ il gusto e una parte della città su questo nuovo gusto si è allineata, invece di ribellarsi e prendere le distanze. Per fortuna il teatro napoletano è così variegato e ricco che il rovescio della medaglia è che ci sono degli esponenti che ne tengono alto il nome. Un problema probabilmente è che in questo momento ci sono troppi teatri e non tutti fanno un buon teatro. E forse c’è un’offerta superiore alla domanda e ciò va a scapito della qualità. Il discorso sarebbe troppo lungo e forse un po’ politico, quindi non mi va neanche di scandagliarlo, ma ho la sensazione che un grande difetto sia il poco spazio riservato ai giovani autori. Alla fine si ripropongono sempre i testi di De Filippo, Curcio, Scarpetta, che è giusto fare, ma non solo... Per fortuna si fa Annibale Ruccello, però conosco tanti autori napoletani che vengono poco rappresentati. Quindi a proposito della tua novità, del lavoro che hai scritto adesso… L’elemento di novità nel mio lavoro è che tra gli autori compaia Maurizio de Giovanni, un nobile scrittore napoletano, vincitore di tanti premi, per ultimo il Camaiore Letteratura Gialla, con il Commissario Ricciardi. Quando gli ho proposto di intervenire ne “La pazienza differenziata”, ci ha messo del suo, rendendo più nobile questa operazione sui napoletani. Insieme a "La pazienza differenziata" uscirà a fine novembre il dvd dello spettacolo di 3 anni fa, “Quanno ce vo’ ce vo’”, in una bella confezione realizzata da Graf editore (anche lui napoletano!), che 3 anni fa ha pubblicato il Gino Rivieccio Show. È un modo per rileggere Napoli e i Napoletani, per riflettere e per divertirsi, attraverso il dvd, con lo spettacolo di 3 anni fa. È un libro che evidenzia le contraddizioni, perché nella nostra terra, come in molte città arabe, in una zona è presente una ricchezza spropositata e immediatamente accanto c’è il degrado assoluto. Il Banco di Napoli, sede dell’opulenza, confina coi Quartieri Spagnoli. Contraddizioni esistenti anche fra una parte di me, il mio cervello, che mi invita a lasciare la città e a diventare Napoletano d'alto mare, e il cuore che invece mi costringe a rimanere ancora. Ma io sono convinto che il segreto dei matrimoni sia proprio la pazienza e quindi tra Napoli e i Napoletani non si arriverà mai al divorzio.
a cura di Laura Vigilante
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GINO RIVIECCIO IERI, OGGI, DOMANI: quali sono stati i punti più significativi della tua carriera, ormai più che trentennale, cosa hai in programma per oggi e quali sono i tuoi piani per il futuro